mercoledì 22 dicembre 2010

Regali last minute...

Ecco, mancano 4 giorni a Natale. 
E ovviamente io non ho finito di preparare i regali. Come ogni anno.
Solitamente, però, in passato questo significava corse da strapparsi i capelli per i centri commerciali e nei negozi, insulti per parcheggiare, maledizioni perché "guarda quello come cavolo guida" e via dicendo. 
All'anima del Natale!

Da un po' di anni abbiamo deciso che bisogna cambiare, ogni anno si arrivava al giorno di Natale più nervosi di prima. Le feste ormai erano diventate solo ed esclusivamente uno stress.

E allora di cambia. E cosa si fa?

Si acquistano i regali mesi prima?
Io non ne sono capace, arrivo sempre all'ultimo minuto Bisogna anche imparare ad accettarsi.

Si fanno dei regali fai-da-te?
Esatto. 
Regali autoprodotti e autoincartati.
È facile, perché si scelgono solo cose che sono alla nostra portata.
È divertente, perché quando ti metti all'opera non smetteresti mail.
È sempre in tempo, perché in base a ciò che fai ci metti il tempo che ci devi mettere. Tanto se è un regalo laborioso, poco se si tratta di regalini.

E dove trovi le idee?
Internet.
Riviste.
Te le inventi.


Alcuni esempi?
Eccoli.


Preparato per cioccolata calda

Cosa serve (per 12 tazze circa):
- 200 g Cioccolato Fondente dal 55% al 65%
- 150 g Cacao Amaro in Polvere
- 70 g Zucchero di Canna
- 160 g Zucchero Semolato
- 250 g Fecola di Patate
- 1 Cucchiaio Cannella (facoltativo)

Come si fa:
Polverizzare nel mixer (con le lame) il cioccolato facendo attenzione a mixare a intermittenza altrimenti il cioccolato si scioglie. Potete mescolare insieme fin da questo momento lo zucchero, perché la sua grana rallenta il processo di scioglimento del cioccolato. In ogni caso, andateci cauti, ci mette un attimo a sciogliersi. Vi avviso che ci si mette un po' a fare questa parte.
...gli amici con il bimby sghignazzeranno, ma noi non li badiamo, noi "sappiamo fare" anche se non siamo automatizzati! Ah!



Mettete il cioccolato in un barattolo insieme a tutti gli altri ingredienti e mescolate bene. Questo è il preparato. A parte la prima fase dedicata al cioccolato, ci si sta veramente poco.
Mi raccomando conservatelo in un luogo fresco e asciutto, al caldo rischiate di trovare cioccolata concentrata...


Come prepara la cioccolata:
Per una tazza da 125 ml, fate sciogliere 1 cucchiaio e mezzo circa (però fate delle prove, c'è chi la vuole più densa e chi meno) con 125 ml di latte (vaccino, di soia, riso, ecc. io uso anche l'acqua semplice, viene più leggera, ma in assenza di latte e in presenza di tanta voglia...). Per evitare grumi fate sciogliere il preparato prima con un po' di latte in modo da ottenere una cremina molto densa. Aggiungete quindi il resto del latte e portate a bollore fino a quando non avrà raggiunto la consistenza desiderata.

Anche qui decorate a piacere la confezione. Qui trovate il biglietto di auguri e la ricetta per preparare il preparato fatto in casa.




Zucchero all'arancia
Cosa serve:
- 3 arance
- 200 g di zucchero di canna

Come si fa:
Grattugiate con cura la scorza delle arance, cercate di recuperate tutta la parte arancione. Mettete le scorze grattugiate sul termosifone e lasciate che si secchino per una giornata. Non fate come in tante ricette che dicono di mettere la scorza in forno per 4 o 5 ore! Alla faccia del risparmio energetico. 

Una volta che si è seccata la buccia, mettetela in un piccolo tritatutto o in un macinacaffè e cercate di ridurla in polvere quanto più vi è possibile. Eventualmente finite il lavoro a mano in un mortaio. Quindi mescolate con cura la polvere allo zucchero affinché sia un composto il più possibile omogeneo. 

Decorate con ciò che avete in casa. Qui potete scaricare il biglietto da allegare con la ricetta da fare in casa.





Zucchero alla vaniglia


Cosa serve:
- 2 bacche di vaniglia di ottima qualità (o almeno 3 di quella che trovate al supermercato)
- 300 g di zucchero semolato

Come si fa:
Aprite le bacche e grattate i semini, metteteli in un barattolo. Aggiungete lo zucchero e mescolate con cura in modo da rendere omogeneo il composto. Sentite il profumo che sprigiona ed, eventualmente, aggiungete ancora vaniglia.
Ve lo immaginate questo zucchero nella cioccolata calda?

Decorate con ciò che avete in casa come la fantasia vi suggerisce.
Qui potete scaricare il biglietto da allegare con la ricetta da fare in casa.







NB: sia questa ricetta che la precedente sono state prese dalla rivista "Cucina Naturale" di dicembre, vi segnalo che nel prossimo numero ci sono dolcetti fai da te per la festa della befana.



Astuccio Fai da Te
Questo è un po' più complesso, ma vi assicuro che è facile, non ci si mette più di una serata. Per un bambino o una bambina che vanno a scuola, però, è un regalo fantastico. Ma credo anche per un adulto a cui è utile (credo basti scegliere i tessuti giusti). 


Servono:
- feltro con colori a scelta
- filo colorato abbastanza spesso
- 1 cerniera (io ho usato quella da jeans, ma va meglio anche una più leggera)
- macchina da cucire
- ago e filo

Come si fa:
Tagliate un rettangolo di feltro la cui lunghezza determinerà quanto diventerà grosso l'astuccio (la capienza), mentre la larghezza sarà il riferimento per capire quanto sarà lungo, cioè se vi staranno matite, penne e righelli lunghi. Con questo feltro fateci un tubo, vi serve per fare i lati che saranno in sostanza due cerchi: prendete il tubo (potete metterci degli spilli o tenerlo con le mani), poggiatelo sul feltro dalla parte del lato e con la matita disegnate i bordi del cerchio. Fatene due. Ritagliateli e metteteli da parte. 

A questo punto viene la parte più difficile: l'applicazione della cerniera.
Chiedo l'intervento dei Elena affinché faccia un post per spiegare al mondo intero come si applica una cerniera!

Io ci ho provato, il risultato è buono, ma non saprei bene come dirvi di fare. Diciamo che:
- ho applicato la cerniera ai due lati lunghi del feltro (in modo che si unissero) con degli spilli
- cucito a mano velocemente con il filo da imbastitura
- ripassato con la macchina da cucire accompagnata da non so che mano santa che è riuscita a farmi cucire tutta la lunghezza

Insomma tirando e allungando sono riuscita a ottenere un tubo chiuso da una cerniera.

Adesso bisogna applicare i lati: l'ho fatto con un punto particolare che uso anche per rilegare i libri (magari facciamo un post apposito?). Ho sistemato il cerchio di feltro come dovrebbe essere applicato alla fine (lo tenevo con le mani, ma forse va bene anche uno spillo) e poi ho iniziato a passare ago e filo in modo da ottenere una cucitura alternata, un punto da un lato un punto dall'altro, si entra da un lato e si esce dall'altro, cercando di ottenere punti della stessa lunghezza, omogenei. Arrivati alla fine si torna indietro utilizzando gli stessi buchetti fatti all'andata. Con lo stesso punto in questo modo si vanno a coprire i punti mancanti e alla fine si ottiene una cucitura completa molto carina. Utilizzate un filo un po' spesso ma non troppo, anche l'ago dovrà essere almeno di quelli da imbastitura, ma non deve essere troppo grosso, perché se no non passa nel feltro. Per riuscire a far uscire l'ago alcune volte ho dovuto utilizzare una pinza!



Sistemati i due lati l'astuccio è fatto! Ora possiamo pensare a come decorarlo: io ho semplicemente applicato dei bottoni a forma di fiore e una letterina (l'iniziale della bambina a cui l'ho regalato, Beatrice). Questi decori li ho potuti applicare anche ad astuccio fatto, ma se sono cose particolari forse conviene farli prima di tutto, ancora prima di applicare cerniera con il feltro steso. 

Infine ho applicato una striscia di feltro doppio su un lato per farci una "maniglia". L'ho cucita sugli stessi punti già presenti sui lati, così non si vede tanto la cucitura.Ho applicato un fiorellino di DePuRiAmo sulla cerniera per completare e messo qualche colore dentro l'astuccio.


Ecco, astuccio pronto da regalare. Se cambiate colori, dimensioni e decori, riuscite ad ottenere un astuccio personalizzato per qualsiasi situazione.

 
Qui potete scaricare il biglietto da allegare al regalo con le istruzioni per realizzare l'astuccio.



Domanda: 
perché DePuRiAmo ci propone di allegare sempre il biglietto con la ricetta/istruzioni per farsi da sé il regalo? Se non lo metto ci faccio anche una più bella figura, mi tengo il segreto e ho sempre un'arma infallibile per fare un regalo d'effetto. 

No.
Questa è una visione cieca.
La condivisione del sapere è il più bel regalo che possiamo fare agli altri e a noi stessi.

Piano: non sto dicendo che chi scrive libri e manuali dovrebbe regalarli, è diverso anche perché lì si sta regalando prima di tutto la facilità di accedere a delle informazioni strutturate, ragionate e facili da assimilare. Spesso ciò che troviamo nei libri è rintracciabile su internet, ma ci vuole costanza, pratica e tanta pazienza. 

Sto parlando del saper fare quotidiano, quello che può facilitarci la vita, darci dei vantaggi per vivere meglio, con meno spese e maggiore qualità, salubrità, ecc. Insomma, ciò che noi abbiamo definito DePuRiAmo. Proprio a questo scopo è nato questo blog: la condivisione del sapere, solo attraverso questo passaggio di conoscenza possiamo diffondere un nuovo modello di vita, possiamo offrire dei suggerimenti, degli spunti di riflessione che possono realmente cambiare il mondo. Per tutti, e noi stessi ne saremo i beneficiari.
Se teniamo tutto per noi, certo, ci sentiremo bravi e forti, colmi della nostra conoscenza, ma saremo soli con il nostro sapere. 

Condividere, sperimentare insieme, unisce le persone, le rende più umili e più umane, rende più facili i rapporti perché spariscono i guru e quei sentimenti di sottomissione psicologica che spesso conducono le persone a seguire od odiare ciecamente altre persone. 
In questo momento di grandi cambiamenti sono proprio i rapporti tra uomini e donne la vera ricchezza, il vero capitale su cui investire: da soli non saremo mai capaci realmente di bastare a noi stessi, di essere autosufficienti. Condividendo, scambiando, confrontandosi, vivendo insieme, invece, possiamo veramente costruire una comunità (reale, ma anche virtuale, perchè no?) capace di essere forte e viva, in ogni situazione.  E questo non vuol dire che spariranno le "persone brave in qualcosa". I talenti esistono e, quando sono reali e non vestiti di cecità, saranno amati e ricercati da tutti. D'altra parte, nessuno può fare tutto, no?

E poi, se ci pensiamo, la conoscenza è DePuRiAmo: è Denaro, Pulito, Rigenerato con Amore. E' un vero tesoro.

lunedì 13 dicembre 2010

mercoledì 8 dicembre 2010

8 dicembre

Oggi è l'8 dicembre. Per il Cattolicesimo è la festa dell'Immacolata Concezione (un dogma secondo cuila Madonna è nata senza peccato originale). Sia che siamo atei o credenti, questa ci ricorda che stanno per arrivare delle giornate di festa.  E io direi che è il caso di prepararci. 

Se è vero, infatti, che nel quotidiano cerchiamo di non sprecare ciò che di prezioso abbiamo per dei surplus, durante le feste sentiamo un vero e proprio imperativo a realizzare qualcosa di ricco. Qualcosa che sia in grado di sottolineare la gioia del momento. Il Natale, con la rinascita della speranza, è forse il momento più importante: l'uomo rinizia ad alzare la testa. 

Questo è valido anche cucina. Gli impasti accoglieranno le proteine animali, preziose come non mai soprattutto in un periodo di buio com'è l'inverno, e ospiteranno la dolcezza di zucchero, frutta essiccata e miele quasi a significare sia la giusta ricompensa per aver mantenuto viva la speranza sia a dare l'energia per andare avanti fino alla primavera.

Per l'occasione, Claudia di Roma ci ha mandato la sua ricetta dei frollini: biscotti fantastici da inzuppare nelle merende di festa con il caffè, il tè, l'orzo o, ancora meglio, una dolcissima cioccolata!

Ecco la ricetta:

- 250 g farina (io uso la 0)
- 40 g fiocchi di avena macinati
- 40 g farina di grano saraceno
- 80 g burro
- 100 g zucchero di canna
- 1 uovo
- 80g latte intero
- 1 bustina di lievito per dolci o cremor tartaro
- 1 pizzico di sale
- zucchero di canna per decorare

Preparazione:
Mescolare il burro morbido e lo zucchero, unendo successivamente tutti gli altri ingredienti e per ultimo il lievito. Stendere l'impasto, che avrà la consistenza di una pasta frolla un po' elastica, a uno spessore dai 3 ai 7 mm. Tagliare nella forme desiderata, spolverizzare con cristalli di zucchero di canna pressando un po' con le dita, in modo che rimangano attaccati anche quando i biscotti sono cotti, e cuocere a 180° per 20-25 minuti.


Io non avevo burro, quindi l'ho sostituito con 50 ml di olio e ho usato lo yogurt al posto del latte perchè mi era venuto un po' troppo liquido (mannaggia anche alle diavolerie dei negozi di alimenti naturali, ma uno yogurt normale, no???). Sono venuti buonissimi, si inzuppano che è una meraviglia. Per farci la colazione dei giorni di festa sono fantastici.
Grazie Claudia!

Se riesco, in giornata metto le foto!  

Dicembre: cosa si festeggia?

In DICEMBRE nella cucina di DePuRiAmo c'é:
Frutta - arance, cachi, fichi, kiwi, mandarini, pompelmi, melagrane, mele, pere, mandorle, nocciole, noci
Verdura - broccoli, cardi, cavolfiore, cavolo cappuccio, cavolini di Bruxelles, cicoria, valeriana, finocchio, patate, porri, scalogni, sedano rapa, spinaci, topinambur, verze



Quando è buio, se tieni gli occhi chiusi per paura, non puoi vedere nulla. Ma se hai il coraggio di aprirli, e guardare cosa c'è nell'oscurità - anche se sai essere tenebrosa, puoi avere la fortuna di incontrare una luce. E il buio inizia a scomparire. 

È questo il Natale. 
Nel buio dell'inverno, nelle giornate corte, grigie e sterili che stiamo vivendo in questi giorni, l'uomo - che conosce le stagioni e avverte dentro sé lo scorrere del ritmo della natura - sa che se guarda bene, con fiducia nel futuro, riuscirà sempre a vedere una luce. Una piccola stella, un fievole bagliore da scoprire e accendere. Perché se c'è la luce, vuol dire che il buio sta per scomparire, e se il buio scompare significa che c'è spazio per la vita.

Nella tradizione pagana, il Natale era la festa della Luce e coincideva con il solstizio invernale. Era il cosiddetto "Dies natalis Solis Invicti", il giorno della nascita dell'invincibile Sole, una tradizione nata probabilmente in Egitto e in Siria e che acquisì importanza durante l'Impero Romano e in particolare con il dio Mitra (poi c'erano anche i Saturnali in cui ci si scambiavano regali, gli schiavi erano temporaneamente pari e le feste erano così intense che spesso si trasformavano in orge ...potenza della luce!). Lo stesso Costantino, l'imperatore che abbracciando la fede cristiana nel 330 d.C. convertì tutto l'impero, fece coincidere i festeggiamenti legati alla natività di Gesù con la festività della nascita di Sol Invictus. Trasformò, così, il "Natale Invitto" (mai vinto) nel Natale cristiano.

La simbologia è molto affine: è il ritorno della luce, della speranza, invincibile perchè ritorna sempre, e con essa la vita. La morte è solo temporanea: così nella tradizione cristiana che ha il suo apice nella morte e resurrezione della Pasqua, così nella natura che in inverno sembra morire sotto i colpi del freddo lasciando l'uomo solo e privo dei frutti della terra, per poi ritornare in primavera, rigogliosa, forte e ricca di ogni tesoro. Dal 21 dicembre, giorno del solstizio d'inverno in cui avremo il giorno più breve dell'anno, il buio piano piano dovrà farsi da parte. Le giornate - se sapremo stare attenti - inizieranno gradualmente ad allungarsi e la luce ritornerà a essere nostra compagna e guida.

Il Natale ci ricorda che dobbiamo avere fiducia nella grande Madre Terra: se la conosciamo, sappiamo che il ciclo della vita è questo e che obbligatoriamente passa per l'oscurità per risorgere e portare la luce. 


Se lo sappiamo, però, perché aspettare di vedere la luce? Accendiamola noi.



Questa è la mia corona di Natale.
Riprende la corona dell'Avvento cristiana: ha 4 candele e per le 4 domeniche che precedono il 25 dicembre se ne accende una. La luce luce, in questo mese, piano piano si fa più forte fino a brillare al massimo splendore. Come un piccolo sole invincibile che è nato dentro casa.

La corona è stata fatta con rami di abete e pigne raccolte in montagna la scorsa domenica, mentre le decorazioni sono: lana cardata di avanzo, qualche nastrino rosso di recupero, dei brillantini caduti da una candela, una spiga reduce di un pacco, una luna in creta che mi aveva regalato il fratellino di un'amica 15 anni fa (mai usata, forse aspettava questo momento?) e altre cose di recupero. Le candele le avevo a casa e sono spaiate. Nella foto mancano le fette di un mandarino che si stanno seccando sul termosifone. 
Per fare la corona ho semplicemente formato un cerchio con i rami di abete legati con del fil di ferro, le candele stanno in mezzo unite con un fiocco bianco, e tutta la corona poggia su nientepopodimenochè ...un piatto di una teglia per torte rotonda. 

Come dire? Si fa con quel che si ha, basta metterci un po' di fantasia e tutto diventa stupendo. Con i bimbi, poi, può capitare di avere le decorazioni più svariate (cagnolini, gattini, caprette, ecc.) oppure di subire dei furti (la spiga di grano prima ha viaggiato per tutta la casa poi è giunta nella bocca del cane... nelle foto non si vede bene, perchè non ha più gambo!).

Buon Dicembre a tutti!

Ripartiamo da Zero



MovimentoZero di Massimo Fini



La Decrescita, verso una società equa, sostenibile, partecipata


Un lento, graduale, progressivo ritorno a:
• una vita sostenibile
• una partecipazione alla vita
• un contatto con la realtà
• un dialogo con la terra
• un sogno di serenità

(NB: DePuRiAmo non fa politica, ma cerca idee nuove e spunti di riflessione continui, da qualunque parte essi provengano)

mercoledì 24 novembre 2010

Pane: per forza nel forno?

Premessa.
In questi giorni sono spesso fuori casa, devo fare dei lavori e vado da mia suocera o da mia madre così mi tengono la bimba. Bene, anzi benissimo, peccato però che non sia riuscita a farmi il pane e sono due giorni che mi barcameno a pranzo e cena per fare pietanze che non necessitino di pane. Ci sono le patate, oppure si fa un primo abbondante, ok. C'è la pizza, è vero, ma bisogna far lievitare e accendere il forno. Il problema, più che altro, si verifica la mattina: Clara vuole pane e marmellata, magari con un velo di burro (che è praticamente l'unico momento in cui noi mangiamo il burro, infatti ci dura più di un mese). L'alternativa è lo yogurt con le albicocche secche e le noci sminuzzate o la mela fresca a pezzetti. Si può fare, ma vedo che quando ha anche un po' di pane riesce ad affrontare la mattina più serenamente, altrimenti dopo poco le viene fame e si avvita in un turbine di capricci e fastidi. 

Che fare, quindi: mi sarei ritrovata per la terza mattina consecutiva senza pane. Di farlo non se ne parla proprio, non tanto per i tempi di lievitazione, perchè con il lievito di birra in un'ora e mezza di sera si fa tutto. Di accendere il forno un giorno sì e l'altro pure per qualsiasi cosa, però, proprio non mi andava. 


La soluzione.
Sotto la doccia mi è salito un pensiero: mi sono ricordata che tempo fa, quando avevo trovato la ricetta del pane arabo, avevo letto che si poteva cucinare anche in una padella rovente. Beh, proviamoci, potrebbe essere un'alternativa interessante. 

Ho provato a impastare: 
250 gr di farina (ho usato la 0 che avevo in casa, ma secondo me rende meglio un mix con l'integrale)
125 gr abbondanti di acqua
10 gr di lievito di birra fresco
1/2 cucchiai di olio extravergine di oliva 
sale tre pizzichi, ho fatto un po' a occhio

Ho impastato tutto fino a ottenere un impasto morbido, ben idratato, non deve essere duro. In caso gestite acqua e farina, perchè dipende molto dalla tipologia della farina (quelle più raffinate dovrebbero assorbire più acqua di quelle integrali, ma ammetto di aver letto tutto e il contrario di tutto sul web, meglio imparare a fare a occhio).
Ho lasciato lievitare la pasta per un'oretta, fino a quando mi sembrava almeno raddoppiata. Intanto mi sono messa su internet a cercare informazioni e ho trovato questa ricetta sul forum Cookaround. Mi ha confortato, la mia intuizione non era infondata.

Dopo un'oretta ho diviso la pasta in 6 palline, steso dei dischi di un centimetro di spessore e lasciato lievitare per altri 15 minuti, poco meno. Arroventata una padella di ghisa - ma credo vadano bene anche di altro tipo, si devono fare delle prove - senza alcun tipo di condimento, ci ho sbattuto dentro i dischi di pasta e fatto cucinare per 2/3 minuti per parte. Alcuni hanno iniziato a gonfiarsi, altri meno. 

Ecco fatto, il pane è pronto. Sono venuti fantastici: morbidi, ben cotti, fragranti. Insomma, non è che è un'alternativa al pane, è proprio un pane vero! Lo abbiamo mangiato subito, da solo, per provarlo e questa mattina con la marmellata. Secondo me con il miele e le noci è fantastico.



Annotazioni sulla ricetta.
Affinchè si gonfino è preferibile seguire la suddivisione delle lievitazioni che c'è sulla ricetta: 10 minuti la pasta tutta insieme, 1 ora i dischi di pasta. In questo modo si formano le bolle d'anidride carbonica del lievito. Il procedimento è simile a quello della piadina romagnola, ma la lievitazione consente di avere un pane morbido, non schiacchiato come la piada (che comunque è proprio buona, magari con l'olio e non con lo strutto).




Conclusioni
Farsi il pane da sè è un atto rivoluzionario. Significa potersi riappropiare delle basi della nostra vita, dei mattoni su cui abbiamo costruito le nostre giornate. Il pane è condivisione, si spezza in famiglia o tra amici; è cultura, ogni popolo ha una sua tradizione; è un vero fast food, con un panino mangi senza spendere tanto e te lo puoi portare ovunque; è per tutti, è uno dei primi alimenti solidi che si da ai bambinie uno degli ultimi da cui si allontanano; è basilare, alla fine basta che ci sia il pane. 
Questo pane cotto in padella probabilmente è ancora più antico di quello cotto al forno,(la ricetta è marocchina, ma credo che lo si possa trovare in tutte le tradizioni). Conoscerlo ci fa capire meglio come funziona il processo di panificazione e ci permette di avere delle armi di riserva in tutte le occasioni. 

Non abbiamo lievito? Creati la pasta madre oppure prova il pane azzimo. 
Non hai il forno? Cuocilo sulla padella.
Non lo puoi fare spesso? Impasta delle panelle grandi che restano morbide di più.

La cucina non è fatta di ricette, ma di alimenti e tecniche di elaborazione. Se li conosciamo possiamo realmente ottimizzare la nostra spesa, le verdure che abbiamo nell'orto o quel pacco di chissacchè che ci hanno regalato. Se, invece, viviamo di ricette - più o meno facili - siamo schiavi dei singoli ingredienti, magari bravi cuochi, ma sempre schiavi. Se ci manca un ingrediente, restiamo in mutande. 
Il pane, se lo sappiamo ascoltare, ci insegna anche questo.

Il nostro mondo storto

"Una mattina d'inverno, le disgrazie d'altronde capitano spesso d'inverno, il mondo si sveglia e scopre che non ci sono più petrolio, nè gas, nè carbone nè corrente elettrica. A dir la verità, un po' di corrente esiste ancora. Laddove l'aqua a girare le turbine c'è forza elettrica, ma è poca cosa. Il problema sono gasolio, benzina, gas, insomma tutto ciò che tiene in vita i motori, e di conseguenza anche la gente, visto che la gente dipende dai motori.
L'umanità, comunque, non scopre quella mattina di essere a secco, quella mattina si dà da fare per non morire, ma la disgrazia è arrivata un po' alla volta. [...]




"Ah, Dio benedetto, cosa abbiamo combinato, cosa abbiamo perso senza rendercene conto!" dicono i superstiti. "Abbiamo perso l'uso delle mani, dimenticato la sapienza, non sappiamo più fare un orto, piantare patate, radicchio, prendere un tordo con il vischio. Cos'è il vischio? Non l'ho nemmeno mai sentito nominare. Ah come siamo ridotti! In che trappola siamo finiti! Dio benedetto aiutaci!".
"Colpa vostra" risponde Dio nelle coscienze dei rimasti vivi. "Vi avevo dato tutto, terra, acqua, foreste, animali, pesci , aria buona. Ma volevate di più. Ogni giorno di più. Avete distrutto ogni metro di terra, rovinato la natura, avvelenato l'aria, inquinato l'acqua, impestato il mondo di oggetti inutili quando a vivere bastava così poco. E vi sarebbe avanzato tempo per godervi l'esistenza che è assai breve. Vi ho dato vita corta apposta. Avevo capito che sareste diventati coglioni. Del resto, cominciarono Adamo ed Eva a essere coglioni, e voi siete di quella pasta. [...]".


"La fine del Mondo Storto", Mauro Corona, ed. Mondadori, 2010

martedì 23 novembre 2010

Che i dolci siano veramente dolci!

Nella mia cucina c'è una piramide alimentare diversa dal solito: c'è quella con i nutrienti che si devono assimilare (vedi quella diffusa dall'INRAN, Istituto Nazionale per la Ricerca sull'Alimentazione e la Nutrizione, per capirci), ma c'è anche quella della preziosità degli alimenti. È una scala di importanza che ho preparato io (sulla base della mia sensibilità) e che si basa su quante energie, risorse e fatica sono necessarie per generare un cibo. Mi dà la misura reale di cosa sto mangiando e dà un senso a ogni mio pasto. 

Possiamo mangiare come se fosse sempre Natale? 
Possiamo basare le nostre ricette solo su un fatto estetico?
Possiamo sprecare in nome della dolcezza?

Nella mia piramide, al vertice, ci sono gli alimenti di origine animale. Se non fossimo vegetariani sopra ci sarebbero la carne e il pesce, alimenti che dovrebbero essere mangiati saltuariamente, quando c'è un reale motivo - un avvenimento, una festa importante. Dobbiamo ricordarci, infatti, che una mucca sfama più bambini quando è viva e non quando è morta. Da morto un'animale dura poco, da vivo è un vero tesoro. E proprio su questo principio nasce la preziosità di latte, formaggi e uova: si tratta di proteine di alto valore biologico e qualitativo (contengono catene di aminoacidi essenziali complete), molto importanti per l'organismo umano e del tutto uguali a quelle contenute nella carne. Contengono, inoltre, la famosa vitamina B12, essenziale per l'uomo e prodotta dai batteri e normalmente contenuta nello "sporco". I prodotti animali la contengono perchè gli animali la ingeriscono nel cibo sporco. 
Una preziosità faticosa da creare, però! Per la mucca fare il latte richiede molta energia, anche perchè ne deve produrre per il suo vitellino e per noi (negli allevamenti industriali gli viene sottratto il vitellino e vengono "spremute" così tanto che dopo due anni non sono più in grado di produrre latte). Per la gallina lo è altrettanto per le uova. Possiamo avere un'idea cosa significhi questo sfruttamento quando le mamme allattano i bambini, mammiferi esattamente come le mucche: hanno bisogno di circa 500 calorie in più al giorno per far fronte all'energia richiesta dall'allattamento. La richiesta di nutrienti e sostanze vitali è aumentata di molto e non è raro vedere mamme sempre un po' pallide, stanche o con più capelli bianchi.  
Siamo mammiferi, animali, anche noi, dobbiamo esserne consapevoli. Come tali non possiamo non avere pena per la fatica anche degli animali, esattamente come ce l'avremmo quando vediamo un uomo spingere un aratro per seminare un campo: sprecheremmo con leggerezza il pane prodotto con il frumento da lui coltivato?

E allora perché i nostri dolci sono ricchissimi di latte, burro e uova?
Eppure i dolci non sono indispensabili al nostro nutrimento.  

I dolci fanno parte della nostra cultura e sono capaci di trasformare qualsiasi occasione in una vera festa. Non c'è compleanno senza un torta, non c'è Natale senza panettone, questo avviene oggi ed è sempre avvenuto fin dall'antichità. Le feste sono senz'altro dei momenti da celebrare con gioia e solennità e, in questa visione, l'utilizzo di latte e uova forniscono un ulteriore elemento di ricchezza all'avvenimento. Oggi, però, siamo abituati a mangiare dolci ogni giorni: merendine, biscotti, torte, croissant, ecc. Tutti impasti in cui sono presenti latte, burro, uova, spesso anche in grande quantità. 

Ma voi lo sapete quanta ricotta si ottiene da 2 litri di latte?
200 gr. Pochissima. 

Pensate allora a quanto latte serve per il burro che c'è nella pasta frolla con cui sono fatti i biscotti frollini o le crostate, entrambe ricette semplici che nel tempo sono diventati dolcetti quotidiani, da mangiare con leggerezza e senza pensarci. Senza pensare alla fatica e alla stanchezza che avremmo noi se dovessimo produrre tutti gli ingredienti utilizzati. Un dolce così ricco, non può essere quotidiano, è un lusso.

Perchè, quindi, non trovare un'alternativa sana e sostenibile?

Ecco la ricetta base per la pasta frolla: 
- 300 gr di farina
- 50 gr olio di semi
- 70 gr acqua
- 100 gr zucchero (anche meno a seconda dei gusti)




Potete aggiungere dell'uvetta, tritarla e unirla all'impasto fin dall'inizio, accrescerà la dolcezza dell'impasto e potrete diminuire la quantità di zucchero (d'altra parte nell'antichità i dolci si facevano con miele e frutta essiccata). 

Con questa pasta frolla potete: 
- fare delle palline da schiacciare e infornare per 15/20 minuti a 220°, dipende dallo spessore della pasta, tenete presente che non devono diventare duri in forno, si seccheranno dopo;
- stendere la pasta su una tortiera e riempirla di marmellata, con della pasta che vi è avanzata fare delle striscioline con cui fare la classica rete sopra la marmellata, infornare per 25/30 minuti a 180°. 

La ricetta è proprio semplice, potete migliorarla a piacimento anche con altre farine (quella di riso o di mais), con qualche spezia come la cannella, con oli di maggiore gradimento o altro ancora. 

L'unico ingrediente che manca al nostro lusso quotidiano è solo la fatica. Di fantasia per rendere biscotti e crostate ancora più buoni ne abbiamo da vendere. 

giovedì 11 novembre 2010

San Martino: si raccoglie ciò che si semina.

Oggi è l'11 novembre, festa San Martino.
Su festeggia un po' in tutta Europa, chi per la sua leggenda, chi per ciò che rappresentava nella tradizione. Al di là degli aspetti religiosi e spirituali, questa festa è un appuntamento particolare nel corso dell'anno: possiamo dire è la fine dell'anno per la natura, da qui in avanti si deve ricominciare. 

Un tempo, infatti, a San Martino si concludevano i contratti dei mezzadri, per cui c'era chi veniva "rinnovato" e chi, invece, doveva traslocare e trovarsi un nuovo padrone da cui andare a vivere e lavorare. Da qui deriva il modo di dire "fare San Martino", ovvero traslocare. Sempre in questi giorni, si ricorda l'estate di San Martino. In questi giorni, infatti, spesso capita di avere giornate più tiepide (è vero, qui non fa per nulla freddo) e soleggiate (questo è un po' più complesso da dire, almeno qui nell'alluvionato nord-est): è l'ultimo colpo di coda dell'autunno, passate queste giornate inizierà il freddo e l'inverno. 

San Martino, quindi, è una sorta di giro di boa dell'anno: ciò che è stato fatto ormai è concluso e non c'è più possibilità di rimediare, se i contadini avevano operato bene avevano cibo garantito per l'inverno, se invece non era così la stagione sarebbe stata probabilmente molto più fredda e difficile. In questo senso si chiude un ciclo e se ne apre un altro: è come un capodanno del mondo agricolo, della terra. 

Si ritorna alla stagionalità di cui abbiamo parlato nel post precedente: è sempre un ciclo che ci consente di rigenerarci e rinascere dalle nostre ceneri. L'inverno è una stagione riflessiva, intellettuale, è quel periodo di pausa che ci consente di ragionare su ciò che abbiamo fatto e su ciò che vorremmo fare. Le attività pratiche (fisiche) si riducono fortemente, le notti lunghe ti spingono a riflettere, il freddo contrae i muscoli che preferiscono restare fermi. Si muove, sempre più forte il cervello che inizia a ragionare su quello che abbiamo fatto nei mesi precedenti, su come dovremmo agire in quelli successivi, sulla strada che abbiamo intrapreso, su ciò che dovremmo imparare per migliorare, su quali sono i possibili futuri che ci aspettano. 

Come tutte le feste, invernali, per quanto possano rappresentare momenti cupi, c'è sempre una costante: la luce. Ovvero, la speranza di una nuova primavera, di una rinascita. È per questo che sono molto diffuse le feste con i falò o con le lanterne, perchè è importante portare la luce dove c'è buio. 




Anche noi, quindi, abbiamo fatto la nostra lanterna di San Martino. E in vero Depuriamo Style è stata fatta solo con cose che avevamo in casa. L'idea l'ho presa da questo video, che è pensato per delle lanterne per halloween, ma è una tecnica che va bene per tutto l'anno. L'ho, però, riadattata alle mie esigenze, o meglio ciò che avevo in casa. Ecco cosa serve: 

- barattolo di vetro 
- carta velina colorata
- colla vinavil o colla fai da te
- pennello
- fil di ferro
- nastro per decorare

Io non avevo la vinavil, ma mi sono ricordata che in un qualche modo si poteva fare una colla fai da te con la farina di riso, non avevo neppure la farina di riso e quindi l'ho fatta con quella di grano. È un composto di acqua e farina da far bollire. Rispettate quello che dice la ricetta: spegnete quando inizia ad addensarsi e non fate come me che ho aspettato un sacco, a me è diventata una sorta di malta. Funziona, ma sembra malta.



Procedimento: 
- tagliate a pezzettini la carta velina, 2/3 cm
- prendete il barattolo di vetro e attaccate questi pezzettini in modo disordinato sul vetro picchiettando con un pennello intinto nella colla, il pezzetto di deve completamente bagnare
- coprite tutto il barattolo con i pezzetti di velina, anche il fondo, senza arrivare al bordo, lasciando giusto un paio di millimetri
- lasciate asciugare (io non l'ho fatto perchè avevo poco tempo)
- prendete il fil di ferro, quello morbido, e giratelo sull'imboccatura del barattolo in modo che la scanalatura del tappo formi uno scalino che ferma il barattolo; per fare la maniglia ingegnerizzatevi un po', è facile, ma ho visto che è meglio adattarsi alla durezza/morbidezza del fil di ferro e che non esiste una regola fissa (sul video, comunque, fa vedere come si fa)
- coprite il fil di ferro con del nastro, io ne ho usato uno in cotone recuperato da un regalo e ho rivestito anche la maniglia.  
- mettete dentro una candelina (mica facile, il mio barattolo era alto!)

Ecco la lanterna di San Martino, forse non andremo a fare le processioni come si usa nel nord Europa, ma almeno ci teniamo in casa un po' di speranza.



E cosa facevano molti contadini dei secoli scorsi quando non trovavano più padrone? 
Chiedevano l'elemosina in nome di San Martino che si era spogliato delle proprie vesti per aiutare i più poveri. E cantavano. E in base a ciò che ricevevano concludevano la canzone. 

Se avevano ricevuto qualcosa dicevano:

E con questo la ringraziemo 
Del bon animo e del bon cuor
Un altro ano ritorneremo
Se ghe piase al bon Signor
E col nostro sachetin
Viva, viva San Martin.

Se non ricevevano nulla, invece:

Tanti ciodi gh'è in sta porta
Tanti diavoli che ve porta
Tanti ciodi gh'è in sto muro 
Tanti bruschi ve vegna sul culo.

(la canzone è veneta, se volete traduco: c'è qualche dubbio sui bruschi?)

lunedì 8 novembre 2010

Novembre: come si vive?



In NOVEMBRE nella cucina di DePuRiAmo c'é:
Frutta - cachi, fichi, castagne, kiwi, mandarini, melagrane, mele, pere, uva, mandorle, nocciole, noci
Verdura - broccoli, carote, cavolfiori, cavoli, cavolini di Bruxelles, cicoria, valeriana, erbette, finocchi, funghi selvatici, lattuga a cappuccio, lattuga riccia, patate, porri, scalogni, sedano rapa, spinaci, zucche 

Perchè dovremmo rispettare la stagionalità?
I più bravi diranno: "perchè si rispetta il ritmo della natura, non si soffoca la terra con l'agricoltura intensiva, si riduce l'impatto ambientale". Tutto vero. Verissimo e santissimo. Ma è tutto qua?  

Mi ritorna in mente l'idea di in un altro post: noi facciamo parte della natura, anzi noi siamo natura. La natura ha un ritmo, è un ritmo circolare, ciclico. Primavera, estate, autunno, inverno e poi si ricomincia. C'è un inizio, una maturazione, il declino e la fine, e poi si riparte con un nuovo inizio. Luce, buio, luce, buio, luce, buio e avanti. Se è vero che noi siamo parte della natura significa che anche noi seguiamo fisiologicamente questo ciclo, no?

Domanda: che differenza c'è tra una delle nostre giornate in inverno rispetto a una in estate? Probabilmente solo l'abbigliamento. Gli impegni e le attività sono sempre gli stessi, non c'è il minimo cambiamento di ritmo. Eppure, se ci fermiamo a sentire cosa proviamo, qualche differenza ci sarebbe: desiderio di intimità e calma in autunno, bisogno quasi fisico di movimento in primavera. 

Viviamo una vita lineare in cui ogni giorno è un nuovo giorno: le zucchine ci sono in tutte le stagioni, l'abbronzatura è always on, ci si muove sempre in macchina, c'è fresco in estate e caldo in inverno, la palestra per il dopo-ufficio, la coppa fragola a Natale. Abbiamo tutto in qualsiasi momento, eppure se perdi un'occasione oggi questa non tornerà mai più. Non essendoci alcuna ciclicità, non c'è un ritorno, c'è solo un upgrade. E allora non puoi non andare in montagna questo inverno, non puoi non andare in vacanza questa estate, non puoi non cambiare la macchina adesso, non puoi prendere quegli stivali il prossimo anno, non puoi farti mancare nulla. Il domani non esiste. E tu sei sempre giovane.

E invece la stagionalità è una cosa bellissima. 
Se imparo a vivere come le mie cellule vorrebbero, posso scegliere di aspettare, di non preoccuparmi, perché ho tutta la vita di fronte. Ho tanti anni di primavere-estati-autunni-inverni che mi aspettano e se la neve non viene quest'anno verrà il prossimo perché, che io lo voglia o no, l'inverno arriva sempre nello stesso momento. È serenità, è tranquillità, è finalmente un letto dove dormire al momento giusto. Perché è normale che in inverno io abbia voglia di stare a casa, è normale che in primavera io abbia voglia di uscire e non stare chiusa in un ufficio. Perchè la vita non è una linea nel grafico di produttività personale. Perchè se non lavoro per 5 o 6 anni per fare la mamma non è un problema, dopo ci saranno ancora sempre le stesse stagioni da vivere, la stessa gente, lo stesso mercato in cui rientrare.

La nostra vita non è lineare: è ciclica come è ciclica la natura. Il ritmo del nostro corpo è ciclico (veglia/riposo) e la storia della nostra vita pure. Nasciamo, cresciamo, diventiamo grandi e poi invecchiamo e ci facciamo da parte per poi reimmetterci nella vita sotto forma di altra energia. 

Non è solo una questione di modi di fare. La verdura di stagione, le feste, i riti e tutto quanto sono importanti, ci aiutano a ragionare e dare un senso alle nostre giornate. Prima di tutto, però, una questione di atteggiamento mentale. Fermati: esci in giardino, respira a fondo cercando di riempire tutta la pancia, la senti l'aria fredda dell'autunno nei polmoni?, la senti l'umidità della sera sulla pelle?, adesso espira svuotando tutta l'aria che hai dentro, guarda le stelle e tocca con la mano nuda la terra che c'è sotto i piedi, loro erano lì prima di te e lo saranno dopo di te, ora rientra in casa lascia che a guidare siano le tue cellule. 

martedì 2 novembre 2010

E a colazione? Pane e nutella.

Casa DePuRiAmo, mattina ore 7,30.
Mi alzo e la piccola nanetta mi dice: "maata". Che ne suo linguaggio significa: "Cara madre adorata, per favore, per piacere, per cortesia, posso avere una fetta di pane con del burro e della marmellata?". (o almeno io me la racconto così...). 
Va bene che il pane è fatto in casa e dentro ha noci e uvetta, è vero che il burro è bio e la marmellata è home made, ma proprio ogni giorno? Non possiamo cambiare un po?

E allora quali sono le alternative di una colazione sana e adatta ai bambini?
Intanto dobbiamo assolutamente garantire energia a rilascio prolungato, quindi ci devono essere i cereali. Poi servono un po' di grassi buoni mescolati a minerali, vitamine e compagnia. Magari con qualcosa di crudo, di fresco che possa dare zuccheri e vitalità immediata.  

In altre parole le soluzioni possibili sono queste - da combinare come si preferisce: 
- yogurt con frutta fresca, miele e fiocchi di avena (magari ammollati la sera prima)
- pane integrale con le noci e un po' miele spalmato
- macedonia con mele, limone e cannella (in questa stagione), e magari una granella di nocciole e mandorle
- tisana alla rosa canina e altri frutti rossi e dei paninetti con uvetta, mirtilli rossi, noci e mandorle
- muffin alle mele (senza uova e burro)

E pane e nutella?
"In non compro quel prodotto del demonio a base di zucchero e grassi idrogenati!".
Ma ti perdi una delizia!
Col cavolo. Me la faccio da me.


Questa è la ricetta per fare una crema di nocciole totalmente fai da te. Nella sua versione più salutista è adattissima anche ai bambini con le madri più esigenti perchè non contiene zucchero. Non è solo un'alternativa sana per la colazione, ma può diventare anche un'idea regalo per Natale o per qualche compleanno (d'altra parte mancano meno di due mesi, dobbiamo iniziare a organizzare regali depurati). 
Ecco come fare.

CREMA ALLE NOCCIOLE E CIOCCOLATA - Versione salutista
Per 2 vasetti:
150 g nocciole sgusciate e tostate
200 g di malto di grano
100 ml di latte di soia alla vaniglia (o latte di riso fai da te)
10 cucchiai di olio di semi di mais spremuto a freddo
3 cucchiai di cacao amaro in polvere
1 pizzico di vaniglia 
1 pizzico di sale

Come prima cosa dovete triturare le nocciole il più possibile. Io credo che chi ha il bimby possa ottenere la perfezione, ma chi non ce l'ha e deve usare un frullatore normale deve accontentarsi di ottenere una granella più o meno fine a seconda di quanto frulla. Si aggiunge, quindi, il latte e si frulla ancora per amalgamare. Io preferisco non mettere tutto il latte, ma solo una metà perchè voglio decidere dopo la consistenza. A questo punto unite tutti gli altri ingredienti e frullate ancora fino a ottenere una morbida crema spalmabile. 



CREMA ALLE NOCCIOLE E CIOCCOLATA - Versione golosa
Invece di usare il malto (che fra l'altro è costoso) potete utilizzare lo zucchero. Non l'ho mai fatto, ma secondo me è preferibile lo zucchero a velo così non si rischia di sentire i granelli di zucchero. Per il quantitativo potete partire da 80 g e poi aggiungere progressivamente fino a ottenere il sapore desiderato.

(Ricetta tratta da "La Cucina Etica per mamma e bambino" di E. Barbero e A. Sagone, ed. Sonda, 2010) 


Questa ricetta non prevede l'uso di burro, uova o latte, esattamente come quasi tutte le ricette per dolci che solitamente faccio a casa. Da un punto di vista alimentare i dolci non sono necessari, tanto meno lo sono alla crescita di un bambino. Per la dolcezza e gli zuccheri, infatti, basta la frutta, al massimo il miele. Entrambi questi cibi, fra l'altro, non apportano solo zucchero, ma donano al corpo vitamine e minerali fondamentali per vivere. Di schemi e tabelline, però, non si vive. Non siamo macchine e non possiamo negare quanto un dolcetto, ma anche qualunque altra preparazione culinaria, possa rasserenarci la giornata, renderci più felici, far apparire un sorriso non solo sul visetto di un bambino, ma anche su quello di un adulto. 
Eliminare i dolci in nome di una superiorità alimentare è una sciocchezza, ma certamente non possiamo pensare di sprecare cibo ed energia per essi. Per questo, nella realizzazione dei dolci cerco sempre di seguire ricette veramente etiche e che non provocano sofferenza, inquinamento, impatto ambientale. Non uso uova e non uso burro, al massimo lo yogurt per preparazioni particolari. Si può fare benissimo a meno di questi alimenti ed è possibile sostituirli sempre, olio al posto del burro, latte di soia o riso al posto di quello di mucca, le uova non sono mai indispensabili, a parte per qualche dolce al cucchiaio, ma in rete ci sono moltissime alternative.

Che i dolci siano dolci per tutti, altrimenti non saranno mai veramente dolci! 

(resta il fatto che la nana vuole sempre e solo la sua "maaata", sigh)

domenica 31 ottobre 2010

Se no, anche se miliardario, sei un poareto!



Domani è la ricorrenza di tutti i Santi e il giorno dopo il giorno dedicato ai morti. A me è venuto in mente  mio zio. Quando ieri ho sentito questa canzone all'interno dello spettacolo "I Miserabili" di Marco Paolini con la colonna sonora dei Mercanti di Liquore, ho pensato che avrebbe proprio potuto scriverla lui. Guardava con pietà le persone che passano la vita a lavorare e basta, senza piacere, senza scopo. Chiedeva sempre: "Ma a cosa ti serve?? Per cosa lavori?". Aveva lavorato nei campi e poi era stato emigrante in Svizzera e in Francia, non sopportava le persone che dicevano che si stava meglio una volta, quando si stava peggio, apprezzava il microonde, la lavastoviglie, il motorino. Guardava le partite di calcio dal digitale terrestre. Viveva nel presente sempre, ma non dimenticava mai che noi stessi siamo natura e viviamo un ciclo di stagioni che inizia in primavera e porta fino a un silenzioso inverno. Nella vita non c'è la linearità della carriera, ma la ciclicità della morte.

Nello spettacolo Marco Paolini dice: "Ciò, questi accumula come se dovesse campare all'infinito; ciò, fissa una cifra! Tiente largo, ma fissa una cifra! Dopo stacca se no anche se miliardario sei un poareto dentro. È miseria, no?!". 

Perchè scrivi questo?
Per non dimenticare che ciò stiamo facendo qui a DePuRiAmo (ma anche in tantissimi altri luoghi) non è solo un allegro fai da te da esibire. Ciò che stiamo facendo è uno sforzo per riappropriarci di una vita umana, in cui ognuno di noi può toccare con mano ciò di cui vive e ciò che dà energia, forza, sentimento. Toccare la terra su cui camminiamo perchè in molti si sono dimenticati che qui, sotto l'asfalto, c'è la terra. Sotto i nostri vestiti c'è pelle e sangue e carne. E tutta questa vita ha bisogno di essere vissuta, non dimenticata dentro una carriera o uno straordinario. 

Le piccole azioni che DePuRiAmo propone, il pane fatto in casa, l'orto, giochi e vestiti e altro ancora, sono un modo per riappropriarsi della realtà: un oggetto viene creato, sviluppato, usato, e alla fine eventualmente buttato, ma sempre vissuto interamente. Conoscere l'inizio e la fine di una cosa ci fa riappropriare di una ciclicità che è fisiologica per l'uomo e che, invece, è stata totalmente dimenticata a favore di un progresso continuo. Uno slancio che ci ha accecati, e non ci fa vedere la fine.

Certe cose o le capisci o sei un miserabile.
Buona notte dei morti o dei santi. 

sabato 30 ottobre 2010

Zucca: pane e companatico!

Lo so che sono stata un po' assente, ma sapete com'è: lavorare bisogna lavorare, pulire bisogna pulire, marito e figli come dio te li da te li pigli, e il tempo è quel che è. Mi scuso perchè volevo postare un po' di ricette con la zucca. Ne metto due qui, una mia - gnocchi di zucca leggeri leggeri - e le chioccioline con la zucca di Daria. 




CHIOCCIOLINE ALLA ZUCCA

150 gr di zucca
300 gr farina tipo 2
200 ml acqua
1 cucchiaio malto di riso
1 cucchiaino raso di sale integrale
150 gr di pasta madre già rinfrescata
1 cucchiaio di olio evo

Tagliare la zucca a fette e cuocerla in forno a 180° per 30 minuti circa, finchè è tenera. Tagliare la buccia e schiacciarla con una forchetta.
Sciogliere la pasta madre nell'acqua, aggiungere il sale e il malto e l'olio e mescolare bene, aggiungere la zucca e mescolare. Infine aggiungere un po' alla volta la farina e impastare fino ad ottenere una palla liscia. Mettere a lievitare a temperatura ambiente per 5 ore, poi prendere l'impasto e dividerlo in 6 parti, farne delle strisce da arrotolare su se stesse come chiocciole e disporre su una teglia con carta forno distanziate. 



Rimettere a lievitare per altre 2-3 ore. Accendere il forno a 200° e nel frattempo spenellare la siperficie delle chioccioline lievitate (si saranno attaccate l'una all'altra) con malto o con latte di riso. Infornare per 10 minuti a 200° e altri 20-25 minuti a 180°.




GNOCCHI DI ZUCCA E BASTA

Questi gnocchi sono semplicissimi. Per due persone ci vogliono: polpa di zucca (700 g) e farina (150 g ca.). Pulite la zucca e ricavatene la polpa, tagliatela a pezzetti e fatela cuocere in padella con un dito d'acqua, giusto il necessario per formare una specie di cottura a vapore. Fate cuocere bene in modo da ottenere una polpa che si schiaccia facilmente e che è il più possibile asciutta. Più asciutta è meglio verranno gli gnocchi. Quindi fate raffreddare.
Prendete la polpa e aggiungete la farina progressivamente. All'inizio l'impasto sembrerà una schifezza che si sbriciola facilmente e non si impasta. Piano piano, però, inizia ad amalgamarsi il tutto (l'umidità della zucca deve impregnare la farina, ci vuole un po' di tempo!). Quando avete formato una palla dividetela in pezzi uguali e formate dei rotolini da cui ricaverete gli gnocchi. L'impasto deve essere ancora un po' appiccicaticcio: solo grazie a un po' di farina da spargere sul piano di lavoro potete lavorarli facilmente se no devono iniziare a restare attaccati alle dite. Questo è importante perchè se esagerate con la farina diventeranno delle piccole mattonelle da tirate in mezzo agli occhi a qualcuno. Io mi trovo molto bene a lavorare su una tovaglia infarinata, è anche più facile spargerci sopra la farina perchè li muovo tirando e alzando i lembi della tovaglia.

A questo punto, di fronte alla vostra distesa di gnocchi, potete mettere a far bollire l'acqua in una pentola. Solo a questo punto mettete il sale. Quando bolle tuffateli dentro e aspettate che salgano in superficie, per scolarli usate una schiumarola e lanciateli direttamente in una padella in cui avrete fatto scaldare dell'olio extravergine di oliva e abbondante salvia tritata. Fate saltare e componete il piatto.
Restano leggeri e sono una delizia.  


Perchè non uso burro nel condimento e uova nell'impasto degli gnocchi? Perchè sono alimenti preziosi (e chi ha allattato lo sa quanta fatica fisica si fa a produrre latte). Quindi cerco di utilizzare questi prodotti in piatti che li valorizzino e non li facciano disperdere solo ai fini della consistenza o estetici.  Credo che ci sia una sorta di scala di importanza dei cibi e che vada rispettata. 
Piuttosto che perdere un uovo nelle polpette, preferisco fare delle uova sode o una frittata. Piuttosto che usare il latte nel purè, preferisco farmi degli yogurt aromatizzati. Cerco di dare valore al valore, e soprattutto di far capire alla mia famiglia che c'è tanta energia e sacrificio in questi alimenti, e noi non possiamo sprecarli. 
Questo non significa che dobbiamo rinunciare al nostro modo di mangiare e alle ricette a cui siamo abituati, questo è solo un limite della nostra pigrizia. È la fantasia che ognuno di noi possiede che può portare originalità e allegria in ogni pasto, anche il più semplice. È la fantasia che ci rende migliori.

sabato 16 ottobre 2010

Zucche a go-go: si parte con Jack o'Lanter

Halloween.
Dite che non fa parte della nostra tradizione e che quindi non dovremmo festeggiarlo?
E che è?? Vi fa male fare festa? Vi danno fastidio le feste degli altri?

Spesso mi chiedo perchè in molti mostrano disprezzo per Halloween. Dicono che è una trovata commerciale, che è una festa americana, che dovremmo insegnare ai nostri bimbi a celebrare solo le nostre feste. Ecco, io credo che questo atteggiamento sia tutt'altro che positivo. Soprattutto perchè si parla di bambini. Se insegniamo loro che Halloween (o simili) sono feste degli altri, sono delle sciocchezze, che non ci appartengono, mettiamo in loro il  germe dell'odio verso il diverso. Stiamo dicendo loro che chi festeggia questa festa non sta facendo una cosa bella, o meglio sta facendo una cosa che per noi non vale nulla, anzi è da disprezzare. La proprietà transitiva conclude il discorso.
Sia chiaro, con questo non intendo certo che dobbiamo dimenticare le nostre tradizione. Sarebbe una follia! Le tradizioni servono perchè danno il ritmo del tempo che scorre, scandiscono i momenti della nostra vita e costituiscono dei punti di riferimento, mantengono la stagionalità che serve al nostro corpo. Le tradizioni, inoltre, fanno parte di noi: risuonano dentro di noi perchè fanno parte della nostra storia, sono fondamentali per i bambini perchè li fa sentire parte di una comunità.   
Dedicarsi alle feste di altri popoli dimenticando le nostre, cresce degli sradicati. Vivere la nostra cultura con gioia e intensità e provare lo stesso amore per la cultura degli altri, fa nascere gli uomini e le donne di un Mondo Nuovo.  
  
La diversità è un valore che invece dobbiamo insegnare ai nostri figli. Soprattutto perchè sono loro coloro i quali possono cambiare il mondo veramente. Per loro avere amichetti di nazionalità diverse non sarà un problema perchè lo vivranno con una normalità. Siamo noi che per farlo dobbiamo pensarci e impegnarci. Se mettiamo i bimbi uno contro l'altro oggi, otterremo una generazione di adulti seriamente razzista e pericolosa. Sono loro, infatti, il vero motore dell'integrazione e di una nuova generazione di uomini e donne.

E allora, per cortesia, che male c'è a far divertire i nostri bimbi?

Largo allora al post carinissimo di Caterina Carraro che, direttamente dalla California, ci spiega passo dopo passo come costruire una vera - verissima - Jack o'Lantern, la zucca di Halloween.



JACK-O'-LANTERN: UNA LANTERNA PER LA NOTTE DI HALLOWEEN. 
Di Caterina Carraro


Ho sempre amato "La Notte delle Streghe", quest'anno mi trovo in America e non potevo davvero esimermi dal festeggiarla secondo tradizione. La mia bimba era divertita dall'idea di avere la sua *zucca magica* perchè in queste settimane ci siamo dilettate in tante letture che parlavano di zucche, streghe, travestimenti e l'immancabile rito del "trick or treat?" ("dolcetto o scherzetto?"), così ho iniziato a documentarmi.

Halloween come tutte le feste ha ormai una valenza commerciale, ma può diventare un'occasione per realizzare a casa qualcosa di originale, improvvisando un laboratorio creativo in famiglia; nel nostro caso è stato un vero lavoro di squadra, persino il papà ha assistito divertito e partecipe, e ha fatto molte delle foto che vedrete.
Wikipedia ci spiega che la tradizione di costruire la celebre Jack-o'-lantern, la lanterna fatta con la zucca, arriva da molto - in termini statunitensi - lontano, ed è forse anche imparentata con omologhi nostrani; dunque non è così estranea alla nostra cultura come potrebbe sembrare, anzi ha probabili origini europee.

Ecco come abbiamo realizzato la nostra.


Per prima cosa occorre scegliere una bella zucca: non sottovalutate questa fase perchè poi ve ne potreste pentire! La zucca ideale, oltre ad una bella forma, deve avere almeno la dimensione di un pallone, altrimenti sarà molto più difficile svuotarla!




Per iniziare occorre tagliare il "cappello" della lanterna, ma attenzione: fare degli zig-zag non è così semplice come può sembrare, specialmente se come me improvvisate! E' comunque fattibile con qualche cautela. Chi ha più tempo si premunisca di pennarello fin da subito per tracciare la linea del taglio della parte superiore della zucca! Queste prime incisioni ci servono per capire se abbiamo scelto il coltello giusto (ne consiglio uno piccolo ma solido, ben affilato, con punta aguzza, per essere precisi nel taglio) e per testare la resistenza del materiale. Mi aspettavo che la zucca fosse molto più dura, per cui consiglio di procedere molto lentamente per avere un buon risultato dal punto di vista estetico.

È il momento di svuotare la zucca, quello più noioso: armatevi di pazienza (un consiglio per chi ha bimbi piccoli: meglio operare in solitaria se possibile, oppure trovare per loro qualche cosa da fare o saranno momenti faticosi e difficili)!

Per prima cosa vanno estratti - e conservati - i semi: io l'ho fatto con le mani dopo aver capito che poteva diventare una fase lunghissima facendo diversamente, quindi lavatele bene prima di cominciare questa fase. 






A questo punto dovrete iniziare a "scalpellare" l'interno della vostra zucca: fate molta attenzione ad essere delicati e a non lasciare uno strato troppo sottile sotto l'esterno, ricordate che non sono così resistenti come sembrano. Un "cappello" della lanterna ben centrato faciliterà molto l'operazione.



In un blog veniva suggerito di usare l'utensile che si usa per il gelato: potrebbe esser un buon modo per velocizzare il lavoro di svuotamento, purchè sia molto solido. Diversamente occorre un buon coltello per la fase iniziale, corto perchè avrete poco spazio salvo abbiate comprato una zucca davvero gigantesca, successivamente si potrà finire il lavoro con un cucchiaio, anche in questo caso: purchè solido.

In pratica l'azione da compiere è simile a quando preparate le zucchine per farle ripiene: va capito quanto potete raschiare il fondo per non bucare la superficie.

La primissima fase di svuotamento con il coltello richiede energia, la seconda con il cucchiaio delicatezza e precisione. Se incontrate eccessive difficoltà a scavare, perchè la zucca è troppo dura, o troppo piccola, può essere utile tagliare anche il fondo, questa volta in modo lineare.


Questa fase che si preannunciava come eterna all'inizio è durata solo una quindicina di minuti e il risultato è molto incoraggiante: a questo punto resta solo la parte "artistica", ovvero il divertimento! Nell'ottica di non buttare via nulla o quasi, vi consiglio di separare i semi dalla polpa, mentre svuotate la zucca. I primi potranno diventare snack sani e golosi, la seconda potrà essere ingrediente di tante fantasiose ricette.

Ed ora...è tempo di dare un volto alla nostra lanterna, di liberare la fantasia, e da qui in avanti potete nuovamente coinvolgere i vostri piccoli collaboratori. :-)

Da tutorial (ce ne sono tanti) a questo punto occorrerebbe cercare un modello (c'è solo l'imbarazzo della scelta, ma ve ne potete fare anche uno tutto vostro), riprodurlo su carta, appiccicarla alla zucca, puntinare la zucca per avere una guida per l'incisione (sì, come si faceva alle elementari ;-)) e infine operare!
Io invece, in carenza di tempo cronica e con la bimba ansiosa di vedere il risultato finale - e io più di lei -, ho improvvisato: ho preso un pennarello, ho disegnato una faccia molto molto semplice, con espressione non minacciosa, ma nemmeno disneyana, e poi ho inciso: in pochi istanti la mia lanterna era pronta!

Piccoli consigli:
- guardate con attenzione la vostra zucca prima di iniziare e fate in modo che la faccia venga prima disegnata e poi incisa in un punto in cui sia il più possibile simmetrica e armonica;
- poichè l'incisione è senza ritorno, mentre un tratto di pennarello si può cancellare facilmente: prima di incidere fate una traccia!
- operate con delicatezza, specialmente se avete reso fragile la zucca scavando molto.

Rimuovete con alcool eventuali tracce di pennarello, alcuni siti consigliano di passare anche un panno con un po' di alcool all'interno.
Potete usare una candela per illuminare la vosta lanterna, o una piccola torcia con batterie ricaricabili.

La vostra Jack-o'-lantern è pronta, accendetela e godetevi lo spettacolo dell'atmosfera che crea, la curiosità e la meraviglia negli occhi dei più piccoli, la soddisfazione in quelli dei più grandi! :-)




Sono contenta del risultato, della velocità dell'intera operazione, dell'entusiamo di mia figlia! 
E, particolare che mi ha aiutata ad essere spavalda, ho sempre tenuto in conto di avere sempre un lato B, su cui fare un lavoro più accurato. Ecco il nostro Gatto di Halloween:



Curiosità&ricette 
I semi di zucca hanno molte proprietà, di molte ero ignara, lo confesso. Eccole per chi fosse curioso (cercare "semi di zucca"). Preparare snack con i semi di zucca è davvero semplice: si tostano in forno, al naturale se li dovete conservare, o per un consumo immediato con un po' di sale o con alcune spezie, p.e. pepe o curry (alcuni consigliano ricette più articolate, ma io sono per il consumo in purezza e ipocalorico se il risultato soddisfa il palato). Ho trovato una ricetta che mi incuriosisce, non lo provata ma sembra interessante. 
Quello che si può fare con la zucca è davvero incredibile! Vi dico solo cosa ho fatto io al momento e cosa ho intenzione di fare. Con la parte più fibrosa, quella centrale, della zucca ho preparato una vellutata, facendo bollire dell'acqua salata (poco, la zucca di suo è saporita), una cipolla rossa sminuzzata e un paio di zucchine dolci (opzionali, io le avevo già lì), una carota (idem). A cottura avviata (quando le verdure si sono ammorbidite) si frulla tutto con un frullino a immersione, si lascia addensare naturalmente finchè diventa una bella crema densa ma ancora fluida. Un filo di olio extravergine di oliva a crudo e se vi piacciono pochi crostini abbrustoliti. Se vi piace il piccante è molto buona con un po' di peperoncino, aggiunto in cottura. In alternativa si può aggiungere del rosmarino fresco finemente tritato, sempre a fine cottura.
Ho conservato e messo in freezer la parte più farinosa (questo perchè avevo un invito a cena e non sapevo quando avrei potuto occuparmi di farne buon uso), che essendo stata estratta con il cucchiaio risultava come grattuggiata (una bella comodità per gli usi futuri). Sono alla ricerca di un dolce, sicuramente profumato di cannella!

E se non vi piacciono le lanterne di Halloween o volete altre idee? Eccone una carina: questi sono dei portavasi!


Mi sono molto divertita a realizzare la nostra lanterna, spero sarà un momento piacevole anche per voi!