lunedì 13 dicembre 2010
mercoledì 8 dicembre 2010
8 dicembre
Oggi è l'8 dicembre. Per il Cattolicesimo è la festa dell'Immacolata Concezione (un dogma secondo cuila Madonna è nata senza peccato originale). Sia che siamo atei o credenti, questa ci ricorda che stanno per arrivare delle giornate di festa. E io direi che è il caso di prepararci.
Se è vero, infatti, che nel quotidiano cerchiamo di non sprecare ciò che di prezioso abbiamo per dei surplus, durante le feste sentiamo un vero e proprio imperativo a realizzare qualcosa di ricco. Qualcosa che sia in grado di sottolineare la gioia del momento. Il Natale, con la rinascita della speranza, è forse il momento più importante: l'uomo rinizia ad alzare la testa.
Questo è valido anche cucina. Gli impasti accoglieranno le proteine animali, preziose come non mai soprattutto in un periodo di buio com'è l'inverno, e ospiteranno la dolcezza di zucchero, frutta essiccata e miele quasi a significare sia la giusta ricompensa per aver mantenuto viva la speranza sia a dare l'energia per andare avanti fino alla primavera.
Per l'occasione, Claudia di Roma ci ha mandato la sua ricetta dei frollini: biscotti fantastici da inzuppare nelle merende di festa con il caffè, il tè, l'orzo o, ancora meglio, una dolcissima cioccolata!
Ecco la ricetta:
- 250 g farina (io uso la 0)
- 40 g fiocchi di avena macinati
- 40 g farina di grano saraceno
- 80 g burro
- 100 g zucchero di canna
- 1 uovo
- 80g latte intero
- 1 bustina di lievito per dolci o cremor tartaro
- 1 pizzico di sale
- zucchero di canna per decorare
Preparazione:
Mescolare il burro morbido e lo zucchero, unendo successivamente tutti gli altri ingredienti e per ultimo il lievito. Stendere l'impasto, che avrà la consistenza di una pasta frolla un po' elastica, a uno spessore dai 3 ai 7 mm. Tagliare nella forme desiderata, spolverizzare con cristalli di zucchero di canna pressando un po' con le dita, in modo che rimangano attaccati anche quando i biscotti sono cotti, e cuocere a 180° per 20-25 minuti.
Io non avevo burro, quindi l'ho sostituito con 50 ml di olio e ho usato lo yogurt al posto del latte perchè mi era venuto un po' troppo liquido (mannaggia anche alle diavolerie dei negozi di alimenti naturali, ma uno yogurt normale, no???). Sono venuti buonissimi, si inzuppano che è una meraviglia. Per farci la colazione dei giorni di festa sono fantastici.
Grazie Claudia!
Se riesco, in giornata metto le foto!
Dicembre: cosa si festeggia?
In DICEMBRE nella cucina di DePuRiAmo c'é:
Frutta - arance, cachi, fichi, kiwi, mandarini, pompelmi, melagrane, mele, pere, mandorle, nocciole, noci
Verdura - broccoli, cardi, cavolfiore, cavolo cappuccio, cavolini di Bruxelles, cicoria, valeriana, finocchio, patate, porri, scalogni, sedano rapa, spinaci, topinambur, verze
Quando è buio, se tieni gli occhi chiusi per paura, non puoi vedere nulla. Ma se hai il coraggio di aprirli, e guardare cosa c'è nell'oscurità - anche se sai essere tenebrosa, puoi avere la fortuna di incontrare una luce. E il buio inizia a scomparire.
È questo il Natale.
Nel buio dell'inverno, nelle giornate corte, grigie e sterili che stiamo vivendo in questi giorni, l'uomo - che conosce le stagioni e avverte dentro sé lo scorrere del ritmo della natura - sa che se guarda bene, con fiducia nel futuro, riuscirà sempre a vedere una luce. Una piccola stella, un fievole bagliore da scoprire e accendere. Perché se c'è la luce, vuol dire che il buio sta per scomparire, e se il buio scompare significa che c'è spazio per la vita.
Nella tradizione pagana, il Natale era la festa della Luce e coincideva con il solstizio invernale. Era il cosiddetto "Dies natalis Solis Invicti", il giorno della nascita dell'invincibile Sole, una tradizione nata probabilmente in Egitto e in Siria e che acquisì importanza durante l'Impero Romano e in particolare con il dio Mitra (poi c'erano anche i Saturnali in cui ci si scambiavano regali, gli schiavi erano temporaneamente pari e le feste erano così intense che spesso si trasformavano in orge ...potenza della luce!). Lo stesso Costantino, l'imperatore che abbracciando la fede cristiana nel 330 d.C. convertì tutto l'impero, fece coincidere i festeggiamenti legati alla natività di Gesù con la festività della nascita di Sol Invictus. Trasformò, così, il "Natale Invitto" (mai vinto) nel Natale cristiano.
La simbologia è molto affine: è il ritorno della luce, della speranza, invincibile perchè ritorna sempre, e con essa la vita. La morte è solo temporanea: così nella tradizione cristiana che ha il suo apice nella morte e resurrezione della Pasqua, così nella natura che in inverno sembra morire sotto i colpi del freddo lasciando l'uomo solo e privo dei frutti della terra, per poi ritornare in primavera, rigogliosa, forte e ricca di ogni tesoro. Dal 21 dicembre, giorno del solstizio d'inverno in cui avremo il giorno più breve dell'anno, il buio piano piano dovrà farsi da parte. Le giornate - se sapremo stare attenti - inizieranno gradualmente ad allungarsi e la luce ritornerà a essere nostra compagna e guida.
Il Natale ci ricorda che dobbiamo avere fiducia nella grande Madre Terra: se la conosciamo, sappiamo che il ciclo della vita è questo e che obbligatoriamente passa per l'oscurità per risorgere e portare la luce.
Se lo sappiamo, però, perché aspettare di vedere la luce? Accendiamola noi.
Questa è la mia corona di Natale.
Riprende la corona dell'Avvento cristiana: ha 4 candele e per le 4 domeniche che precedono il 25 dicembre se ne accende una. La luce luce, in questo mese, piano piano si fa più forte fino a brillare al massimo splendore. Come un piccolo sole invincibile che è nato dentro casa.
La corona è stata fatta con rami di abete e pigne raccolte in montagna la scorsa domenica, mentre le decorazioni sono: lana cardata di avanzo, qualche nastrino rosso di recupero, dei brillantini caduti da una candela, una spiga reduce di un pacco, una luna in creta che mi aveva regalato il fratellino di un'amica 15 anni fa (mai usata, forse aspettava questo momento?) e altre cose di recupero. Le candele le avevo a casa e sono spaiate. Nella foto mancano le fette di un mandarino che si stanno seccando sul termosifone.
Per fare la corona ho semplicemente formato un cerchio con i rami di abete legati con del fil di ferro, le candele stanno in mezzo unite con un fiocco bianco, e tutta la corona poggia su nientepopodimenochè ...un piatto di una teglia per torte rotonda.
Come dire? Si fa con quel che si ha, basta metterci un po' di fantasia e tutto diventa stupendo. Con i bimbi, poi, può capitare di avere le decorazioni più svariate (cagnolini, gattini, caprette, ecc.) oppure di subire dei furti (la spiga di grano prima ha viaggiato per tutta la casa poi è giunta nella bocca del cane... nelle foto non si vede bene, perchè non ha più gambo!).
Buon Dicembre a tutti!
Ripartiamo da Zero
MovimentoZero di Massimo Fini
Un lento, graduale, progressivo ritorno a:
• una vita sostenibile
• una partecipazione alla vita
• un contatto con la realtà
• un dialogo con la terra
• un sogno di serenità
(NB: DePuRiAmo non fa politica, ma cerca idee nuove e spunti di riflessione continui, da qualunque parte essi provengano)
mercoledì 24 novembre 2010
Pane: per forza nel forno?
Premessa.
In questi giorni sono spesso fuori casa, devo fare dei lavori e vado da mia suocera o da mia madre così mi tengono la bimba. Bene, anzi benissimo, peccato però che non sia riuscita a farmi il pane e sono due giorni che mi barcameno a pranzo e cena per fare pietanze che non necessitino di pane. Ci sono le patate, oppure si fa un primo abbondante, ok. C'è la pizza, è vero, ma bisogna far lievitare e accendere il forno. Il problema, più che altro, si verifica la mattina: Clara vuole pane e marmellata, magari con un velo di burro (che è praticamente l'unico momento in cui noi mangiamo il burro, infatti ci dura più di un mese). L'alternativa è lo yogurt con le albicocche secche e le noci sminuzzate o la mela fresca a pezzetti. Si può fare, ma vedo che quando ha anche un po' di pane riesce ad affrontare la mattina più serenamente, altrimenti dopo poco le viene fame e si avvita in un turbine di capricci e fastidi.
Che fare, quindi: mi sarei ritrovata per la terza mattina consecutiva senza pane. Di farlo non se ne parla proprio, non tanto per i tempi di lievitazione, perchè con il lievito di birra in un'ora e mezza di sera si fa tutto. Di accendere il forno un giorno sì e l'altro pure per qualsiasi cosa, però, proprio non mi andava.
La soluzione.
Sotto la doccia mi è salito un pensiero: mi sono ricordata che tempo fa, quando avevo trovato la ricetta del pane arabo, avevo letto che si poteva cucinare anche in una padella rovente. Beh, proviamoci, potrebbe essere un'alternativa interessante.
Ho provato a impastare:
250 gr di farina (ho usato la 0 che avevo in casa, ma secondo me rende meglio un mix con l'integrale)
125 gr abbondanti di acqua
10 gr di lievito di birra fresco
1/2 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale tre pizzichi, ho fatto un po' a occhio
Ho impastato tutto fino a ottenere un impasto morbido, ben idratato, non deve essere duro. In caso gestite acqua e farina, perchè dipende molto dalla tipologia della farina (quelle più raffinate dovrebbero assorbire più acqua di quelle integrali, ma ammetto di aver letto tutto e il contrario di tutto sul web, meglio imparare a fare a occhio).
Ho lasciato lievitare la pasta per un'oretta, fino a quando mi sembrava almeno raddoppiata. Intanto mi sono messa su internet a cercare informazioni e ho trovato questa ricetta sul forum Cookaround. Mi ha confortato, la mia intuizione non era infondata.
Dopo un'oretta ho diviso la pasta in 6 palline, steso dei dischi di un centimetro di spessore e lasciato lievitare per altri 15 minuti, poco meno. Arroventata una padella di ghisa - ma credo vadano bene anche di altro tipo, si devono fare delle prove - senza alcun tipo di condimento, ci ho sbattuto dentro i dischi di pasta e fatto cucinare per 2/3 minuti per parte. Alcuni hanno iniziato a gonfiarsi, altri meno.
Ecco fatto, il pane è pronto. Sono venuti fantastici: morbidi, ben cotti, fragranti. Insomma, non è che è un'alternativa al pane, è proprio un pane vero! Lo abbiamo mangiato subito, da solo, per provarlo e questa mattina con la marmellata. Secondo me con il miele e le noci è fantastico.
Annotazioni sulla ricetta.
Affinchè si gonfino è preferibile seguire la suddivisione delle lievitazioni che c'è sulla ricetta: 10 minuti la pasta tutta insieme, 1 ora i dischi di pasta. In questo modo si formano le bolle d'anidride carbonica del lievito. Il procedimento è simile a quello della piadina romagnola, ma la lievitazione consente di avere un pane morbido, non schiacchiato come la piada (che comunque è proprio buona, magari con l'olio e non con lo strutto).
Conclusioni
Farsi il pane da sè è un atto rivoluzionario. Significa potersi riappropiare delle basi della nostra vita, dei mattoni su cui abbiamo costruito le nostre giornate. Il pane è condivisione, si spezza in famiglia o tra amici; è cultura, ogni popolo ha una sua tradizione; è un vero fast food, con un panino mangi senza spendere tanto e te lo puoi portare ovunque; è per tutti, è uno dei primi alimenti solidi che si da ai bambinie uno degli ultimi da cui si allontanano; è basilare, alla fine basta che ci sia il pane.
Questo pane cotto in padella probabilmente è ancora più antico di quello cotto al forno,(la ricetta è marocchina, ma credo che lo si possa trovare in tutte le tradizioni). Conoscerlo ci fa capire meglio come funziona il processo di panificazione e ci permette di avere delle armi di riserva in tutte le occasioni.
Non abbiamo lievito? Creati la pasta madre oppure prova il pane azzimo.
Non hai il forno? Cuocilo sulla padella.
Non lo puoi fare spesso? Impasta delle panelle grandi che restano morbide di più.
La cucina non è fatta di ricette, ma di alimenti e tecniche di elaborazione. Se li conosciamo possiamo realmente ottimizzare la nostra spesa, le verdure che abbiamo nell'orto o quel pacco di chissacchè che ci hanno regalato. Se, invece, viviamo di ricette - più o meno facili - siamo schiavi dei singoli ingredienti, magari bravi cuochi, ma sempre schiavi. Se ci manca un ingrediente, restiamo in mutande.
Il pane, se lo sappiamo ascoltare, ci insegna anche questo.
Il nostro mondo storto
"Una mattina d'inverno, le disgrazie d'altronde capitano spesso d'inverno, il mondo si sveglia e scopre che non ci sono più petrolio, nè gas, nè carbone nè corrente elettrica. A dir la verità, un po' di corrente esiste ancora. Laddove l'aqua a girare le turbine c'è forza elettrica, ma è poca cosa. Il problema sono gasolio, benzina, gas, insomma tutto ciò che tiene in vita i motori, e di conseguenza anche la gente, visto che la gente dipende dai motori.
L'umanità, comunque, non scopre quella mattina di essere a secco, quella mattina si dà da fare per non morire, ma la disgrazia è arrivata un po' alla volta. [...]
"Ah, Dio benedetto, cosa abbiamo combinato, cosa abbiamo perso senza rendercene conto!" dicono i superstiti. "Abbiamo perso l'uso delle mani, dimenticato la sapienza, non sappiamo più fare un orto, piantare patate, radicchio, prendere un tordo con il vischio. Cos'è il vischio? Non l'ho nemmeno mai sentito nominare. Ah come siamo ridotti! In che trappola siamo finiti! Dio benedetto aiutaci!".
"Colpa vostra" risponde Dio nelle coscienze dei rimasti vivi. "Vi avevo dato tutto, terra, acqua, foreste, animali, pesci , aria buona. Ma volevate di più. Ogni giorno di più. Avete distrutto ogni metro di terra, rovinato la natura, avvelenato l'aria, inquinato l'acqua, impestato il mondo di oggetti inutili quando a vivere bastava così poco. E vi sarebbe avanzato tempo per godervi l'esistenza che è assai breve. Vi ho dato vita corta apposta. Avevo capito che sareste diventati coglioni. Del resto, cominciarono Adamo ed Eva a essere coglioni, e voi siete di quella pasta. [...]".
"La fine del Mondo Storto", Mauro Corona, ed. Mondadori, 2010
martedì 23 novembre 2010
Che i dolci siano veramente dolci!
Nella mia cucina c'è una piramide alimentare diversa dal solito: c'è quella con i nutrienti che si devono assimilare (vedi quella diffusa dall'INRAN, Istituto Nazionale per la Ricerca sull'Alimentazione e la Nutrizione, per capirci), ma c'è anche quella della preziosità degli alimenti. È una scala di importanza che ho preparato io (sulla base della mia sensibilità) e che si basa su quante energie, risorse e fatica sono necessarie per generare un cibo. Mi dà la misura reale di cosa sto mangiando e dà un senso a ogni mio pasto.
Possiamo mangiare come se fosse sempre Natale?
Possiamo basare le nostre ricette solo su un fatto estetico?
Possiamo sprecare in nome della dolcezza?
Nella mia piramide, al vertice, ci sono gli alimenti di origine animale. Se non fossimo vegetariani sopra ci sarebbero la carne e il pesce, alimenti che dovrebbero essere mangiati saltuariamente, quando c'è un reale motivo - un avvenimento, una festa importante. Dobbiamo ricordarci, infatti, che una mucca sfama più bambini quando è viva e non quando è morta. Da morto un'animale dura poco, da vivo è un vero tesoro. E proprio su questo principio nasce la preziosità di latte, formaggi e uova: si tratta di proteine di alto valore biologico e qualitativo (contengono catene di aminoacidi essenziali complete), molto importanti per l'organismo umano e del tutto uguali a quelle contenute nella carne. Contengono, inoltre, la famosa vitamina B12, essenziale per l'uomo e prodotta dai batteri e normalmente contenuta nello "sporco". I prodotti animali la contengono perchè gli animali la ingeriscono nel cibo sporco.
Una preziosità faticosa da creare, però! Per la mucca fare il latte richiede molta energia, anche perchè ne deve produrre per il suo vitellino e per noi (negli allevamenti industriali gli viene sottratto il vitellino e vengono "spremute" così tanto che dopo due anni non sono più in grado di produrre latte). Per la gallina lo è altrettanto per le uova. Possiamo avere un'idea cosa significhi questo sfruttamento quando le mamme allattano i bambini, mammiferi esattamente come le mucche: hanno bisogno di circa 500 calorie in più al giorno per far fronte all'energia richiesta dall'allattamento. La richiesta di nutrienti e sostanze vitali è aumentata di molto e non è raro vedere mamme sempre un po' pallide, stanche o con più capelli bianchi.
Siamo mammiferi, animali, anche noi, dobbiamo esserne consapevoli. Come tali non possiamo non avere pena per la fatica anche degli animali, esattamente come ce l'avremmo quando vediamo un uomo spingere un aratro per seminare un campo: sprecheremmo con leggerezza il pane prodotto con il frumento da lui coltivato?
E allora perché i nostri dolci sono ricchissimi di latte, burro e uova?
Eppure i dolci non sono indispensabili al nostro nutrimento.
I dolci fanno parte della nostra cultura e sono capaci di trasformare qualsiasi occasione in una vera festa. Non c'è compleanno senza un torta, non c'è Natale senza panettone, questo avviene oggi ed è sempre avvenuto fin dall'antichità. Le feste sono senz'altro dei momenti da celebrare con gioia e solennità e, in questa visione, l'utilizzo di latte e uova forniscono un ulteriore elemento di ricchezza all'avvenimento. Oggi, però, siamo abituati a mangiare dolci ogni giorni: merendine, biscotti, torte, croissant, ecc. Tutti impasti in cui sono presenti latte, burro, uova, spesso anche in grande quantità.
Ma voi lo sapete quanta ricotta si ottiene da 2 litri di latte?
200 gr. Pochissima.
Pensate allora a quanto latte serve per il burro che c'è nella pasta frolla con cui sono fatti i biscotti frollini o le crostate, entrambe ricette semplici che nel tempo sono diventati dolcetti quotidiani, da mangiare con leggerezza e senza pensarci. Senza pensare alla fatica e alla stanchezza che avremmo noi se dovessimo produrre tutti gli ingredienti utilizzati. Un dolce così ricco, non può essere quotidiano, è un lusso.
Perchè, quindi, non trovare un'alternativa sana e sostenibile?
Ecco la ricetta base per la pasta frolla:
- 300 gr di farina
- 50 gr olio di semi
- 70 gr acqua
- 100 gr zucchero (anche meno a seconda dei gusti)
Potete aggiungere dell'uvetta, tritarla e unirla all'impasto fin dall'inizio, accrescerà la dolcezza dell'impasto e potrete diminuire la quantità di zucchero (d'altra parte nell'antichità i dolci si facevano con miele e frutta essiccata).
Con questa pasta frolla potete:
- fare delle palline da schiacciare e infornare per 15/20 minuti a 220°, dipende dallo spessore della pasta, tenete presente che non devono diventare duri in forno, si seccheranno dopo;
- stendere la pasta su una tortiera e riempirla di marmellata, con della pasta che vi è avanzata fare delle striscioline con cui fare la classica rete sopra la marmellata, infornare per 25/30 minuti a 180°.
La ricetta è proprio semplice, potete migliorarla a piacimento anche con altre farine (quella di riso o di mais), con qualche spezia come la cannella, con oli di maggiore gradimento o altro ancora.
L'unico ingrediente che manca al nostro lusso quotidiano è solo la fatica. Di fantasia per rendere biscotti e crostate ancora più buoni ne abbiamo da vendere.
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